Roma non è solo gli iconici monumenti che hanno costruito il mito della città millenaria.

La Grande Bellezza è formata anche da esempi semisconosciuti ai più, ma che vale la pena testimoniare, perché sono la vera cifra di una città ineguagliabile.

Per questo desidero descrivere due esempi di edilizia pianificata degli anni '30 nel quartiere Trieste.

L'edificio dell'INCIS, l'Istituto Nazionale Case per gli Impiegati dello Stato, si apre su uno slargo di via Volsinio, gerarchizzando l'ingresso centrale e sviluppando simmetricamente i corpi edili ai lati che poi continuano fino a chiusura del complesso. All'interno il giardino conduce ai vari palazzi con l'immancabile scala circolare “illuminata” dal matton-vetro.

La facciata principale, nella sua accezione formale razionalista, che ben si sposa con la pragmaticità necessaria ad alloggi piccolo borghesi, ha pochi ma definiti elementi architettonici caratterizzanti: l'andamento convesso, per liberare lo spazio centrale dell'ingresso, creando un "vuoto" che bilancia i "pieni" laterali; la scelta di caricare i prospetti mano a mano che ci si sposta verso i lati estremi, con marca davanzali accennati e balconi; la creazione di uno zoccolo in laterizio al piano terra che alleggerisce il manufatto nel suo sviluppo verticale.

Tutto ciò dimostra un saper maneggiare con sapienza ed equilibrio l'architettura, dando dignità anche a semplici alloggi per dipendenti statali, tra semplicità e carattere.

L’altro esempio di architettura razionalista italiana del solito periodo, sempre su via Volsinio, risolve il tema dell'angolo su strade con l'aiuto dell'arco che, attraverso il paramento murario in laterizio,  dona forza e un accenno di monumentalità ad un edificio di per se estremamente semplice.