Originario di Pescia, ho conseguito la maturità artistica al P. Petrocchi di Pistoia nel 1984 per laurearmi poi alla Facoltà di Architettura di Firenze con una tesi di laurea in urbanistica titolata “Pescia: criteri di lettura morfologica e ipotesi di intervento in un centro minore”.
La tesi si basava sul superamento dello strumento urbanistico tradizionale attraverso puntuali analisi strutturali, morfologiche, antropologiche e territoriali derivanti dalla conoscenza della realtà indagata facendo riferimento ad esperienze europee, teoriche ed operative di architetti-urbanisti quali O.M Ungers, L. Krier, B. Secchi.
L’anno successivo al conseguimento della laurea ero già iscritto all’Ordine degli Architetti di Pistoia.
Fin dagli anni ‘80 ho mostrato interesse per il tema della sostenibilità, approfondendo nel tempo la questione ambientale e analizzando alla luce del rapporto costi-benefici ogni azione ed intervento architettonico. Questo mi ha portato a maturare una consapevolezza profonda su ciò che realmente si possa definire sostenibile, per costruire opere che siano realmente tali non basta infatti ricorrere a strumenti e comportamenti già definiti da tempo nel settore come la ricerca di materiali edibili bio o riciclabili ma si rende necessario andare oltre e più a fondo.
La filosofia che lavorativamente ho sposato e che si traduce in opere concrete, che si tratti di realizzare una posata piuttosto che un’intera città, è perciò quella dell’architettura sostenibile.
L’obiettivo primario che permea ogni mia idea e che poi traspare dalla realizzazione finita è sempre la sostenibilità del prodotto o della pianificazione, significa pensare (ancora prima che creare) strutture in grado di impattare al minimo sull’ ambiente.
Un progetto non può ritenersi concluso nel momento in cui inizia la sua realizzazione, per questo con il mio lavoro cerco di inserirlo in un ciclo di vita lungo e naturale, andando a comprendere le necessità per cui si realizza e studiando come inserirlo nel contesto in cui si trova senza che questo comporti effetti negativi.
È questo il valore aggiunto che, con il mio approccio lavorativo, desidero imprimere e trasmettere ad ogni realizzazione, è un modo di vedere lo spazio che si allarga all’ambiente, alla storia, al paesaggio circostanti così da costruire guardando al futuro.